mercoledì, 17 giugno 2009
author: abigaill
category: parole, racconti, amici, giorni
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Lunedì la scrivania mi fissava con uno sguardo surreale.

E ora? 

Mi dicevo.

Come faccio a risalire così, dopo essere scesa in fondo come in apnea.
Mi fa male la testa, la distanza è troppa.
Dopo tre giorni a sporcarsi le mani, la faccia.
Dopo averci quasi creduto di appartenere davvero a quel mondo, a quelle parole.

E poi voi. Mi mancate.

Bah, direbbe il Murattore.
Io ho di meglio da fare. E smettila di guardarmi con quegli occhi dolci che non mi commuovi.

Bah, direbbe Sfumature.
Io non ti ho neppure salutato, ti ho lasciata andare senza uscire dalla stanza.  

Bah, direbbero le Bolle.
Io ho la mia vita, il mio equilibrio, e poi non ti conosco neanche.

Sono un po’ triste, ma faccio spallucce. E mi godo questa piccola malinconia.

Che sciocca femmina sentimentale.




mercoledì, 18 febbraio 2009
author: abigaill
category: vita, amici, giorni
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Pensieri e parole di oggi (le opere e le omissioni al prossimo giro).

Primo pensiero del giorno

Tutti che si svuotano e poco poco riesco a farlo anche io. A volte mi sembra che il cammino verso la maturità sia qualcosa simile alla destrutturazione, qualcosa che assomiglia ad un togliere più che ad un aggiungere. Via le impalcature, via i travestimenti, via le reazioni automatiche. Lo spazio vuoto dovrebbe rimanere vuoto per almeno un po’.

Anche solo qualche mese, fino ad acquisire la giusta trasparenza.

Secondo pensiero del giorno

Ridere, ridere, ridere ancora. Quando non so che fare. Quando non ho idea di come reagire. Quando sento l’aggressività spingere dalle viscere. E vorrei lanciare un tavolo, urlare che cos’hai da guardare, cosa vuoi da me. Che una risata certo non mi seppellirà, non mi renderà ridicola. Mi darà il primo colpo in canna, se miro bene anche il definitivo.

In fondo io sono come mia madre: un clown. A cui hanno tirato via a forza il rossetto e la bombetta e il naso rosso, ma appena ti volti lei ti fa la boccaccia lo stesso. Perché è leggera dentro.

Val la pena di approfittare del dna, suvvia.

Terzo pensiero del giorno

Ballare (o provarci) non è poi così male. Mi diverte in modo impensabile sculettare davanti allo specchio di una palestra a ritmo di musica. Tutto merito di Ronald, americheeeeno nero e bello come il sole, il miglior ballerino del mondo che conosce muscoli ignoti ai più e te li scova anche se si nascondono. Anche se si rannicchiano dietro al pancreas e alla milza in silenzio silenzissimo. E sti cazzi, poi. Dopo un’ora con lui non ti muovi più per due giorni. Però vuoi mettere? Se me l’avessero detto un paio d’anni fa avrei avuto una crisi isterica.

Quarto pensiero del giorno

Oggi ho ricevuto in regalo una collana e un invito a cena. Ieri sera una telefonata che aspettavo da un anno. Sabato mattina una bellissima colazione. Venerdì sera una serata in cui mi sono sentita me stessa. Il tutto da persone interessanti (anche se una più speciale delle altre, ça va sans dire).

Quasi quasi inizio a invidiarmi da sola, va là.


giovedì, 02 ottobre 2008
author: abigaill
category: lavoro, giorni, foglie
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Il cielo è grigio mica male, ho inserito tre Cassazioni sul sito e più tardi devo andare dal dentista.

Io odio l’autunno.

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venerdì, 01 agosto 2008
author: abigaill
category: mare, viaggi, giorni, passato
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Ci siamo. Manca una sola settimana alla partenza. Il countdown può ufficialmente cominciare.
 
Champagne! (...per brindare a un incontrooooo...con teeeeee che già eri di un altroooooo...)
 
Questa sarà una lunga lunga estate. Un mese lontano da qui. Ecchisselo ricorda, un mese di ferie?
 
Estate 2007: una settimana a Rodi a luglio, una settimana a Ischia ad agosto. Isole incantevoli. Rodi di mare, natura e storia. Affittiamo una macchina e ce la giriamo tutta da capo a piedi. Le spiagge deserte, il tempo per noi, le sere nel borgo medioevale illuminato dalle torce. Ischia di cuore e pelle, in modi diversi ci ha regalato quello che siamo oggi. Unico neo del fare due settimane distinte: sono più veloci della luce. Quando inizi a stare bene, a sentire il respiro rallentare, i muscoli del viso rilassarsi…ecco che sei già lì a rifare la valigia. E in un battibaleno ti ritrovi in ufficio.
Lindos
 
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Estate 2006: una settimana in Tunisia da sola. Per concludere quel 2006 importantissimo come era iniziato: da sola, guardandomi dentro, affrontando la vita su due piedi finalmente un po’ più radicati. Un’estate passata a lavorare in Decathlon (con laurea e master a osservarmi divertiti dalla parete del soggiorno) che sfocia in una vacanza passata con due ragazze di Desenzano mediamente scoppiate conosciute sull’aereo di andata. La loro stanza che odora di profumi e trucchi e loro che mi dipingono bella sorridente e leggera, pronta a ballare nei locali tunisini con strambi pugliesi che lavorano a Port El Kantaoui.
 
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Estate 2005: Puglia, puglia e ancora puglia. Due settimane dal Gargano fino al Salento, da Peschici a Porto Cesareo passando per Santa Maria di Leuca. Visite agli amici sparsi in ogni dove. Marina, Ale, Sara e l’allegra combriccola parcheggiati a Margherita di Savoia, Antonella al blasfemo Santa-Maria-al-Bagno. Un mare devastante. Io che imparo a fare i tuffi dall’alto e metto maschera e boccaglio per inseguire i pesci. Un furgone parcheggiato sulle scogliere. Il castello di Federico II che si accoglie con la sua magia. Uelà…
 
Puglia
Estate 2004: Francia. Due settimane tra Normandia e Bretagna. Un’immersione di luce grigia e azzurro polvere, malinconia. Se rinasco voglio fare il pescatore a Brest. Comprarmi una casa a Saint Malo, sulla costa spazzata dal vento. O in mezzo al verde di Rouen. Scrivere. E poi andare a Parigi solo per le presentazioni del libro, comprarmi un cappello, arrotolare le parole sotto la lingua. Oui, mon petite étoile…
Mont San Michel
 
Estate 2003: Arieccolo, finalmente, il mese di vacanza: i mio viaggio di laurea. 6.000 km in giro per l’Europa: Francia del sud, Spagna del sud, Portogallo tutto dalla coda alla punta e poi Spagna del nord fino ai Paesi baschi. Troppi posti, troppi nomi, troppa vita tutta insieme negli occhi e nelle mani per ricordare tutto. Alcaraz, un paese di terra rossa dimenticato da Dio e dagli uomini in Andalusia. Sagrés e le sue scogliere di quaranta metri a picco sull’oceano. Lisbona, regale luminosa e piena di respiro. Obidos, Coimbra, Fatima. E poi Porto, arrampicata sulla terra e assediata dall’acqua, la Napoli del Portogallo con i vicoli stretti e l’espressione fiera. La Coruña e la luce tagliente del tramonto. Bilbao, San Sebastian e Zarautz, abiti per le mie storie.
Zarautz (Paesi baschi - Spagna)
 
Ed eccoci qui, dopo cinque anni: c’è di nuovo un mese di fronte a me. Giorni e tempo vuoto, da occupare o lasciare scorrere come olio sulla pelle troppo secca. Per ritrovare la mia morbida lucentezza.
 
Un mese per leggere, nuotare, dormire, camminare, scrivere, ridere, fare l’amore.
 
Me lo merito.
 
Au revoir....
giovedì, 12 giugno 2008
author: abigaill
category: lavoro, giorni
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... e anche alla svelta. Il lavoro oggi è un tritacarne. Vado a fare un bel massaggio.

Magari stasera scrivo. O magari apro un libro appoggiata sulla spalla di Vit, avvolto in eurovisione dal maggico mondo del pallone che rotola.

Tipo ieri, che mentre girovagavo senza meta tra una cosa e l'altra della mia roteante e scintillante serie di attività quotidiane ho detto (così, ma giusto per inciso)

"...io,a dirla tutta, tiferei Turchia. Nulla contro gli svizzeri, eh, però..."

Non ho fatto in tempo a finire la frase. 92'. Gol. Svizzera a casa.

Vit ha toccato ferro, giusto perchè i napoletani sono un pelino superstiziosi.

Ovviamente non mi farà mai vedere l'Italia domani sera. Pazienza.

Ripiegherò sul punto croce...

 

martedì, 01 aprile 2008
author: abigaill
category: fumetti, giorni
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Ho passato proprio un bel week-end.

Sembrerà strano ma mi sono accorta che basta veramente poco. Della serie: mi è capitato di avere progetti molto più prestigiosi e non divertirmi affatto, tipo una serata molto uaiea (come direbbe la mia amica Saretta) organizzata qui qualche settimana fa da un po' di gente veramente cool il cui lessico di base comprende massimo 50 vocaboli tra cui french manicure e shopping ossessivo-compulsivo. Va beh. 

Invece basta poco, giuro. E questa città, questa vita nuova che ormai inizia ad avere un anno e qualche mese sembra più vicina e più mia.

Venerdi sera il nostro giro sui Navigli. Solito, perchè siamo degli abituè di razza. Pita greca mangiata in piedi, giretto, birretta e/o mojito e/o long island, fumetteria e via così. Ma stavolta la nostra routine è stata movimentata dal ritrovamento di Paolo su una panchina. Un omone grande, grosso e con il faccione buono. Abbiamo recuperato lui e un paio di altri colleghi di Vitto. Persone con cui si riesce a parlare, vedi un po'. Simpatici, vedi un po'.

E mi sono resa conto di una cosa che a 15 anni già sapevo e che mi è ancora chiara come il sole: io con i maschi sto meglio. E meno male, dirà mia madre leggendo questo post.

Mi spiego meglio: io mi diverto di più in un clima maschile e goliardico, quando posso uscire la sera e andare in giro senza meta, senza pretese, senza fare attenzione ad avere la scarpa coordinata con il rossetto e gli orecchini ton sur ton con la borsa a bauletto. Quando mi rilasso. Quando posso ridere a bocca aperta delle cose sceme. Quando mi sento tranquilla, senza dover per forza apparire, essere più bella, essere a posto. Ed è più difficile trovare ragazze con le quali uscire con questo spirito. Ci sono, eh, non è che dico. Ovviamente io le cerco, e le trovo. Però è più difficile.

Sabato invece abbiamo fatto un giro in bici al parco di Monza. Due ore -belle piene- di pedalata all'aria aperta. Monza non sarà un piccolo paese a picco sul mare come nei miei sogni più vividi, ma almeno ha un po' di verde. Che a Milano io soffoco. Le polveri sottili mi avvolgono come una bolla. I miei polmoncini e bronchetti arrancano. Pure se ho smesso definitivamente di fumare (si, davvero, papà puoi partire con la ola e gli striscioni da stadio).

Il parco è grande. Ci sono i cavalli. Le bici. La gente che gira sui pattini. Tanti prati pieni di bambini e di calciatori del week-end, ai quali Vitto ha rubato il pallone un paio di volte per vedere se lo facevano giocare. Abbiamo pedalato pedalato pedalato in lungo e in largo, fino al circuito dove c'era una specie di trofeo di tutti i possessori di Ferrari che abbiamo visto passarci davanti più veloci della luce. E noi lì con la nostra biciclettina affittata a fare le gare vis a vis.

Sabato sera invece ho imparato a giocare a poker. A casa di Francesca e Max. Si sono fatte le tre e non me ne sono neanche accorta. Ovviamente ho perso tutto. Meno male che erano solo fiches di ceramica molto professionali ;-))))

E per concludere, domenica siamo stati a questa fiera. Perchè i fumetti ci piacciono tanto. Da riempirci le pareti. Gli armadi. Le librerie.

 

museo dei fumetti

 

Io ho iniziato a pochi anni con Topolino e il Corriere dei piccoli, come tutti, poi sono passata attraverso generi, stili e autori molto diversi tra loro. Amo il fumetto perchè è una forma d'arte. Mi piace conoscere gli autori nuovi e i loro personaggi. Le storie che nascono attraverso l'unione di disegni e parole, quando lo sposalizio è ben calibrato e gli uni risultano indispensabili alle altre.

In sala staziona una collezione di Linus originali degli anni '70, perchè in fondo i Penauts rimangono i miei personaggi preferiti, da sempre. Malinconici, buffi, illusi e disillusi, fantasiosi, reali, geniali. Insuperabili.

E non è un caso se ho deciso di diventare una scrittrice leggendo Snoopy.

snoopy1

 

giovedì, 27 marzo 2008
author: abigaill
category: giorni, , foglie
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galleggiare

...no, non sugli alberi le foglie. Perchè quelle di Ungaretti erano cose serie, cose di guerra. E io non ho intenzione di cadere dall'albero al primo soffio di vento.

Si sta, più che altro, come d'autunno foglie nel lago a galleggiare, lontano da tutto e soli con se stessi. Perchè è in momenti di grande intensità come questo che la voce si fa sentire, quella che dice ci siamo solo io e te e poi aggiunge che -peraltro- siamo la stessa persona, giusto per chiarire.

Si sta così, appena sopra la superficie, aderenti all'acqua, perchè di spazio per respirare ce n'è poco, bisogna spingere il naso all'insù e non lamentarsi se qualche goccia se ne scende nella gola.

Si sta con la propria pancia che amplifica i rumori e fa l'eco a una docile insicurezza che non vuole deludere le aspettative. Il vento non porta nessun rumore dalla riva, ripete la voce. La sfida, infatti, è solo mia e la sento che si agita sotto la pelle.

Ndr: Ho finito un libro che mi è piaciuto molto. Complice il periodo. La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano, un dottorando in fisica con il dono delle parole che mi ha ricordato tanto il mio amico Ale e il suo racconto che ho letto mille e mille anni fa, in un altra vita. 

La solitudine dei numeri primi, non dei numeri uno.

E c'è una bella differenza.

 

 

sabato, 15 marzo 2008
author: abigaill
category: tempo, giorni
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...che corrono via e non ti accorgi del loro andare, giorni in cui le ore sono scivolose come gli spicchi del mandarino quando schiacci sul palato i suoi filamenti lucidi sentendoli scappare tra i denti.

Ci sono giorni lenti, in cui tutto intorno hai solo una materia densa e appiccicosa, giorni in cui i minuti sono perle che cadono sul pavimento scandendo la conta del tempo.

Oggi è un giorno che voglio far andare al mio ritmo. Non veloce, non lento. Cosicchè non abbia sempre la tentazione di andarmene in giro nel passato e nel futuro come un passante alla fermata del tram, che misura la pensilina avanti e indietro, non riuscendo a stare fermo per più di un istante nello stesso punto.

Ho belle e inaspettate novità, ho giorni importanti a cui andare incontro, ho temi su cui lavorare, molta carne al fuoco, sia fuori che dentro. Ho bisogno di un tempo che vada al mio ritmo. Voglio trovarlo.

"Talvolta non ci sono parole per dare coraggio. Talvolta bisogna semplicemente buttarsi. Dev'esserci un certo punto nella vita di un uomo un momento in cui teme di più rimanere intrappolato nel letto asciutto di un fiume della psiche che di trovarsi in un territorio lussureggiante ma non segnato su nessuna carta. Quando una vita è troppo controllata, sempre più diminuisce la vita da controllare." C. P. Estés