Ho passato proprio un bel week-end.
Sembrerà strano ma mi sono accorta che basta veramente poco. Della serie: mi è capitato di avere progetti molto più prestigiosi e non divertirmi affatto, tipo una serata molto uaiea (come direbbe la mia amica Saretta) organizzata qui qualche settimana fa da un po' di gente veramente cool il cui lessico di base comprende massimo 50 vocaboli tra cui french manicure e shopping ossessivo-compulsivo. Va beh.
Invece basta poco, giuro. E questa città, questa vita nuova che ormai inizia ad avere un anno e qualche mese sembra più vicina e più mia.
Venerdi sera il nostro giro sui Navigli. Solito, perchè siamo degli abituè di razza. Pita greca mangiata in piedi, giretto, birretta e/o mojito e/o long island, fumetteria e via così. Ma stavolta la nostra routine è stata movimentata dal ritrovamento di Paolo su una panchina. Un omone grande, grosso e con il faccione buono. Abbiamo recuperato lui e un paio di altri colleghi di Vitto. Persone con cui si riesce a parlare, vedi un po'. Simpatici, vedi un po'.
E mi sono resa conto di una cosa che a 15 anni già sapevo e che mi è ancora chiara come il sole: io con i maschi sto meglio. E meno male, dirà mia madre leggendo questo post.
Mi spiego meglio: io mi diverto di più in un clima maschile e goliardico, quando posso uscire la sera e andare in giro senza meta, senza pretese, senza fare attenzione ad avere la scarpa coordinata con il rossetto e gli orecchini ton sur ton con la borsa a bauletto. Quando mi rilasso. Quando posso ridere a bocca aperta delle cose sceme. Quando mi sento tranquilla, senza dover per forza apparire, essere più bella, essere a posto. Ed è più difficile trovare ragazze con le quali uscire con questo spirito. Ci sono, eh, non è che dico. Ovviamente io le cerco, e le trovo. Però è più difficile.
Sabato invece abbiamo fatto un giro in bici al parco di Monza. Due ore -belle piene- di pedalata all'aria aperta. Monza non sarà un piccolo paese a picco sul mare come nei miei sogni più vividi, ma almeno ha un po' di verde. Che a Milano io soffoco. Le polveri sottili mi avvolgono come una bolla. I miei polmoncini e bronchetti arrancano. Pure se ho smesso definitivamente di fumare (si, davvero, papà puoi partire con la ola e gli striscioni da stadio).
Il parco è grande. Ci sono i cavalli. Le bici. La gente che gira sui pattini. Tanti prati pieni di bambini e di calciatori del week-end, ai quali Vitto ha rubato il pallone un paio di volte per vedere se lo facevano giocare. Abbiamo pedalato pedalato pedalato in lungo e in largo, fino al circuito dove c'era una specie di trofeo di tutti i possessori di Ferrari che abbiamo visto passarci davanti più veloci della luce. E noi lì con la nostra biciclettina affittata a fare le gare vis a vis.
Sabato sera invece ho imparato a giocare a poker. A casa di Francesca e Max. Si sono fatte le tre e non me ne sono neanche accorta. Ovviamente ho perso tutto. Meno male che erano solo fiches di ceramica molto professionali ;-))))
E per concludere, domenica siamo stati a questa fiera. Perchè i fumetti ci piacciono tanto. Da riempirci le pareti. Gli armadi. Le librerie.

Io ho iniziato a pochi anni con Topolino e il Corriere dei piccoli, come tutti, poi sono passata attraverso generi, stili e autori molto diversi tra loro. Amo il fumetto perchè è una forma d'arte. Mi piace conoscere gli autori nuovi e i loro personaggi. Le storie che nascono attraverso l'unione di disegni e parole, quando lo sposalizio è ben calibrato e gli uni risultano indispensabili alle altre.
In sala staziona una collezione di Linus originali degli anni '70, perchè in fondo i Penauts rimangono i miei personaggi preferiti, da sempre. Malinconici, buffi, illusi e disillusi, fantasiosi, reali, geniali. Insuperabili.
E non è un caso se ho deciso di diventare una scrittrice leggendo Snoopy.
