giovedì, 22 ottobre 2009
author: abigaill
category: amici, passato
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Lui ce l'ha davvero fatta. E io me lo ricordo chiaramente, come fosse ieri, alla festa del mio diciottesimo compleanno, mentre è incastrato con gli altri sul telo del twister.

Gianlorenzo. Facevano ridere, lui e l'altro insieme. Gian e Gian. Se ci si metteva pure il fratello...il terzo Gian. Buffi. Sono nomi e facce di un'altra vita, durata quattro anni. Quelli dei diciotto-diciannove-venti-ventuno.

Le estati in sardegna con il gommone, le notti in spiaggia che la mattina hai mal di gola, le serate, le canzoni e la chitarra. Un amico di riflesso, sempre a un passo dalla gelosia di chi mi amava. Niente poteva essere troppo stretto, mi marcavano a vista.

La prima immagine che ho di lui è quella del capodanno del 94-95, eravamo ospiti a casa di un essere inutile ("cos'hai fatto a scuola, oggi, taglio e cucito?" mi diceva sempre. sarà finito a fare il pappone), una serata assurda un po' per tutti. Il mio amico Ale voleva perdere la verginità con la sua Cristina ma non ce l'ha fatta. La mia amica Alessia ed io potevamo star fuori fino alle due e non ci sembrava vero, volevamo iniziare a bere perchè ci sembrava la serata giusta. Il padrone di casa girava in accappatoio. E
lui non faceva altro che mettere la musica con questi occhi blu e la faccia da americano in vacanza (era ovvio che poi finisse là, ce l'aveva scritto nella forma della mascella), con quella voce calda, intonata alla perfezione. Una specie di sogno ad occhi aperti.

Io avevo altro, allora. Una vita diversa, che appena iniziava a districarsi. Lui era inarrivabile e nello stesso tempo vicinissimo.

E poi da lì mille immagini. Oltre le estati anche gli inverni. Ricordo che c'era a tutti i miei compleanni e si fermava anche a dormire perchè avevamo diciott'anni ed eravamo tutti amici, in dieci sui materassi messi sui tappeti in sala, per stare tutti insieme. Ho la foto più bella, mentre mi accende le candeline.

Il concerto dei Radiohead, a Milano, nel 97. C'era Carmen Consoli seduta tre file avanti a noi.

Il capodanno, l'ultimo. 97-98. Quello in svizzera sulla neve, quando ho preso così paura dello skylift da giurare di non salirci più. E la sera cantavamo. Me lo ricordo bene. Mi ha fatto conoscere De Andrè, suonava Un giudice o La canzone di Marinella o Don Raffaè.

Oggi ho aperto fb e ho visto che la sua bella faccia è sulla copertina di Wired. Ho letto la sua storia, che conoscevo solo a metà, e ho visto quanta strada ha percorso a partire dal 1998 fino ad oggi. Dieci anni in cui si è trasferito negli Stati Uniti, ha fondato una società che è stata acquisita da Microsoft e ha ideato Bing!, il nuovo motore di ricerca famoso in tutto il mondo.

Bravo, Gianlorenzo. Le stelle illuminano il tuo cammino. Andrai certamente ancora più lontano.

Ma abbi pazienza: nella mia testa rimani il ragazzo con i capelli lunghi che suona la chitarra in sardegna, mentre tutti cantiamo "Ricominciamo" di Pappalardo e Gian vestito da tafazzi si prende a bottigliate.

Capirai che un po' di smarrimento è lecito.

mercoledì, 17 giugno 2009
author: abigaill
category: parole, racconti, amici, giorni
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Lunedì la scrivania mi fissava con uno sguardo surreale.

E ora? 

Mi dicevo.

Come faccio a risalire così, dopo essere scesa in fondo come in apnea.
Mi fa male la testa, la distanza è troppa.
Dopo tre giorni a sporcarsi le mani, la faccia.
Dopo averci quasi creduto di appartenere davvero a quel mondo, a quelle parole.

E poi voi. Mi mancate.

Bah, direbbe il Murattore.
Io ho di meglio da fare. E smettila di guardarmi con quegli occhi dolci che non mi commuovi.

Bah, direbbe Sfumature.
Io non ti ho neppure salutato, ti ho lasciata andare senza uscire dalla stanza.  

Bah, direbbero le Bolle.
Io ho la mia vita, il mio equilibrio, e poi non ti conosco neanche.

Sono un po’ triste, ma faccio spallucce. E mi godo questa piccola malinconia.

Che sciocca femmina sentimentale.




giovedì, 04 giugno 2009
author: abigaill
category: racconti, amici
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Lei è una persona che stimo molto.

La stimo anche senza conoscerla personalmente, perchè la leggo ogni giorno da quasi un anno e le sue parole sono sempre fonte di stimolo per me.

A volte mi trova d'accordo, a volte no, ma certamente mi fa riflettere sul mio modo di vedere il mondo, mi pone dei dubbi, mi spinge al confronto.

E spesso le sue storie mi fanno ridere, di un riso bello e liberatorio, perchè lei è una persona reale, con problemi reali, che affronta la vita a Panzallaria, cioè con leggerezza, ironia e coraggio.

Le sue parole mi sono amiche. Rotolano intorno a me con un suono cristallino. E sono molto orgogliosa che siano proprio loro a comporre la prima recensione sul web al mio racconto.

Grazie Panz......

giovedì, 26 febbraio 2009
author: abigaill
category: mare, amici, passato
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Mi ricordo di quell’estate come quella del mio primo vero gruppo, con quella pazza di Doris a fare da collante. Ero timida e pure bruttina mica male, con quel taglio a scodella che lasciamo perdere.

Quindici anni aspri.

A casa avevo gli amici profondi, pochi da tenere tutti in una mano, non un gruppo. I miei rapporti erano personali, di confidenza, di uscite tra pochi, in due o tre. Le dinamiche della collettività mi facevano arrancare. Stavo zitta, perlopiù, quindi scomparivo. E sinceramente non ero fatta per scomparire, quindi preferivo dinamiche più raccolte.

In breve, ero una rottura di palle già allora.

Il mare era bellissimo in quella Basilicata brusca, deserta per chilometri intorno. Avevamo un nido, con le tende e i letti a castello, quelle strane pensiline a listelli di legno che ci evitavano il fastidio di affondare con i piedi nella sabbia mista agli aghi di pino.

Doris era espansiva e piena di energia, la tipica ragazza curata, che si sa truccare e vestire, in città probabilmente non mi avrebbe degnato di uno sguardo. Ma lì eravamo in un altro mondo e lei non era così superficiale come voleva far credere, bastava grattare via un po’ della superficie dorata. E poi c’erano i tre romani. Tre ragazzi così diversi. Un angelo biondo, Jim Morrison sui generis, che Doris idolatrava. Un altro che sembrava sempre altrove, con gli occhi blu e un sorriso obliquo. E uno pieno di riccioli, che mi voleva bene.

Tanti altri metto sullo sfondo di quell’estate. Tanti nomi, tante persone, tante feste, tanta spiaggia, tanto stiamo insieme, tanto vieni anche tu, si, tu, quella timida, con quelle salopette colorate e i capelli da maschio, quella che a volte non sa cosa dire, quella che ha sempre paura di sembrare fuori posto.

Io avevo una storia da raccontare. La ricordavo a memoria, la recitavo in spiaggia la sera per tutti quelli che me la chiedevano. Era una storia scema che faceva un po’ paura. Non me la ricordo, ma ricordo come mi sentivo.

Avevo una parte. Nella rappresentazione c’ero anche io.

Amarcord.

PS Quello con i ricci ha fatto poi il fotografo. E, a dirla tutta, è parecchio bravo.

mercoledì, 18 febbraio 2009
author: abigaill
category: vita, amici, giorni
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Pensieri e parole di oggi (le opere e le omissioni al prossimo giro).

Primo pensiero del giorno

Tutti che si svuotano e poco poco riesco a farlo anche io. A volte mi sembra che il cammino verso la maturità sia qualcosa simile alla destrutturazione, qualcosa che assomiglia ad un togliere più che ad un aggiungere. Via le impalcature, via i travestimenti, via le reazioni automatiche. Lo spazio vuoto dovrebbe rimanere vuoto per almeno un po’.

Anche solo qualche mese, fino ad acquisire la giusta trasparenza.

Secondo pensiero del giorno

Ridere, ridere, ridere ancora. Quando non so che fare. Quando non ho idea di come reagire. Quando sento l’aggressività spingere dalle viscere. E vorrei lanciare un tavolo, urlare che cos’hai da guardare, cosa vuoi da me. Che una risata certo non mi seppellirà, non mi renderà ridicola. Mi darà il primo colpo in canna, se miro bene anche il definitivo.

In fondo io sono come mia madre: un clown. A cui hanno tirato via a forza il rossetto e la bombetta e il naso rosso, ma appena ti volti lei ti fa la boccaccia lo stesso. Perché è leggera dentro.

Val la pena di approfittare del dna, suvvia.

Terzo pensiero del giorno

Ballare (o provarci) non è poi così male. Mi diverte in modo impensabile sculettare davanti allo specchio di una palestra a ritmo di musica. Tutto merito di Ronald, americheeeeno nero e bello come il sole, il miglior ballerino del mondo che conosce muscoli ignoti ai più e te li scova anche se si nascondono. Anche se si rannicchiano dietro al pancreas e alla milza in silenzio silenzissimo. E sti cazzi, poi. Dopo un’ora con lui non ti muovi più per due giorni. Però vuoi mettere? Se me l’avessero detto un paio d’anni fa avrei avuto una crisi isterica.

Quarto pensiero del giorno

Oggi ho ricevuto in regalo una collana e un invito a cena. Ieri sera una telefonata che aspettavo da un anno. Sabato mattina una bellissima colazione. Venerdì sera una serata in cui mi sono sentita me stessa. Il tutto da persone interessanti (anche se una più speciale delle altre, ça va sans dire).

Quasi quasi inizio a invidiarmi da sola, va là.


mercoledì, 21 gennaio 2009
author: abigaill
category: amici, tempo, passato
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Ed eccoci nuovamente all’amicizia: il tema del periodo, com’era previsto, si ripropone. Ieri sera sono andata a dormire da un’amica che non frequentavo da un po’. Una sorta di tardivo pigiama party. Va da sé che quindici anni li ho avuti quindici anni fa (e meno male, aggiungerei) dunque questo stratagemma ci ha permesso solamente di fare 4 chiacchiere in santa pace senza l’ansia del ritorno a casa, che da quando abito a Milano è un must: non penso tanto a dove andare quanto al come andarci e al come tornare a casa. Quindi ci siamo dette: via i pensieri, resto da te.

Abbiamo gustato una splendida cenetta a base di zuppa di zucca (ho un debole per le allitterazioni) di bistecchine dietetiche (tanto me ne mangio ventidue) e di pomodorini sott’olio. Sembravamo le amiche della pubblicità, quelle tutte sorrisi e risate, con la minestra e i crostini dorati che si scambiano confidenze su una terrazza d’estate di fronte al mare. A parte che i crostini erano le fette biscottate al malto d’orzo, che lei abita a Precotto dunque più che il mare si vedono le brume della tundra e che fa un freddo bastardo...ecco, a parte questo eravamo uguali a quelle di That’s amore Findus.

Che storia. Cioè, che bella la mia, la nostra, di storia.

Davanti a un buon bicchiere di rum al miele, mentre l’ascoltavo parlare di concorsi e dottorati e nuovi fidanzati e trasferimenti e Roma e Milano e Canarie -che noi non stiamo mai ferme- ho pensato: ma come faccio a perdermi tutto questo.

Tutte queste parole, tutto questo passato.

Tutto il mio, tutto il suo, che sono anche legati se vuoi, perché ci conosciamo da vent’anni. Ed è vero che da quando sono qui ci siamo viste poco e che da quando si è traferita anche lei per strane coincidenze lavorative e di ricerca casa ci siamo viste ancora meno, però come succede con le amiche vere non mi sembrava di avere interrotto mai nulla. Tutto il tempo vissuto insieme non è trascorso invano e non bastano anni adulti in giro per le proprie vite per perdersi definitivamente. Per fortuna. E anche quando lei mi raccontava di situazioni contingenti di cui non conoscevo tutti i particolari, avevo comunque in testa una visione chiarissima di come è lei, della sua natura profonda e del modo di reagire alle cose, una specie di visione d’insieme forse un po’ distaccata ma certamente arricchita dal tempo e dallo spazio. E potevo dare il mio parere con tranquillità, perché lei non mi è mai sconosciuta.

Davanti a una tisana al lampone e echinacea, sedute per terra sui cuscini, ho pensato: tante cose che considero ovvie, come l’avere dei rapporti di amicizia stretti e intensi con persone interessanti intense e positive, non sono in realtà ovvie affatto.

Ho sorriso, perché mi sono sentita a casa.

È stato bello vederla, abbracciarci di nuovo da sole noi due e parlareparlareparlare fino a notte. La verità è che io nei rapporti umani importanti ho questa debolezza della elettività solitaria, questo bisogno di noisenzanessunaltroalmondo, questo senso di totalità che prescinde il reale. Voglio la concentrazione e le parole che scavano, gli occhi negli occhi, l’intensità, il succo distillato, l’assoluto. Cerco di educarmi alla socialità, allo spirito di gruppo e alla condivisione più ampia, ma faccio molta fatica e non mi gratifica allo stesso modo.

La mia vita qui a Milano mi sta insegnando la diluizione, la pazienza, il ritmo. È necessario sia per la realtà che per le parole che metto nei libri. Mi serve perché una canzone non può avere solo ritornelli e anche la nota più bella non può essere ripetuta per sempre. Mi serve perché ogni istante ne ha uno prima e uno dopo e non possono possedere tutti la stessa intensità.

Però io sono così –lo sai- e venire da te, Anto, che mi conosci, che mi leggi, che sei testimone del mio passato e delle cose vere, senza vestiti, senza trucchi, senza unghie laccate, è stato come respirare.

mercoledì, 07 gennaio 2009
author: abigaill
category: amici, passato, futuro
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Postarello grigio-azzurro per colorare l’inizio di gennaio. Si ricomincia: altro giro altra corsa.

Siamo in pochi in ufficio, tanti sono rimasti a casa bloccati, complici strade inspiegabilmente inagibili. Non c’è più sale –dicono- e Milano è un soufflè alla ricotta prima della cottura. Quaranta centimetri di neve bianca candida occupano pacificamente tutti gli spazi disponibili obbligando alla lentezza. Oggi nessuno corre e neppure io.

Vacanze belle e serene, tempo per la famiglia allargata tra Brescia e Napoli, tempo per gli amici anche se meno di quanto avrei voluto. Tempo per noi soprattutto, per l’idea della nostra casa che prende forma ogni giorno di più. Tempo per pensare e anche per scrivere, grazie ad un regalo pieno di senso, di attenzione, di ascolto, che dà ali alle mie parole più della RedBull. E per il quale un grazie solo non basta!

Amicizia. Ecco di cosa ho scritto. Ci sono state alcune coincidenze nell’ultimo periodo che mi hanno convinto della maturità del tempo.

Ho pensato ad una bambina che molto ho amato, in quell’età delicatissima della formazione d’identità, una bambina che non mi assomigliava per nulla eppure era parte di me. La sentivo vicina al mio cuore in un modo che non è stato poi di nessun altro e mi ha spezzato in due senza vergogna, sfrontata più di quanto io sia mai riuscita ad essere. Mi è mancata per così tanto tempo un’altra amica come lei e tante ne ho trovate in questi anni...diverse, adulte, certamente più interessanti. Ma lei era lei e lo sarà sempre, ho rinunciato a spiegarmelo, è forse una cosa da bambine, un piccolo mondo antico che ho dipinto a dovere per rendermelo confortevole come rifugio. Sarà questo, ma tant’è.

Ed eccola qui, mi appare sul Magico Mondo di Facebook, un regno di OZ dove non servono le scarpette rosse per tornare a casa. Con quindici anni di vita in più che neppure a raccontarli verrebbero bene, a provarci potrei incespicare nelle parole, rischiare di saltare interi cicli, soprassedere su persone che mi sembravano indispensabili, eliminare il superfluo ma anche tracce del necessario. Non è mica una passeggiata. “Racconta i tuoi ultimi quindici anni in quindici minuti”. Uelà. Ero così, ora sono cosà, ma sono passata attraverso questo, quello e quell’altro. Ci sarebbe da ragionare sui tagli, i sorvoli e le priorità. Ho come l’idea che lo spazio nella sua bacheca potrebbe non bastare.

Ho pensato anche a un caro amico, ma questo è un discorso diverso. La verità non esiste ma se esistesse avrebbe la forma delle nostre parole, anche queste ultime. Le ricordo tutte e le conservo in un posto caldo, stese al sole ad asciugare. Abbiamo riannodato un filo ed è forse banale dire che dopo le prime frasi mi sembrava di non aver mai interrotto nulla.

“Il mondo che mi aspettava a casa a volte sembrava non avere più senso”, questo più di tutto ha dato voce ad un pensiero che mille anni fa sentivo nello stesso identico modo. È andata così, forse è un peccato non averlo capito in tempo ma non voglio più guardare indietro perché rischio di camminare senza vedere la strada. Adesso il mio sguardo è al futuro, di cui voglio tu faccia parte, con i tuoi quadri e le tue storie e i tuoi racconti.

Potremo scegliere imbarchi diversi, saremo sempre due marinai.

lunedì, 29 settembre 2008
author: abigaill
category: amici, festa
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Immagine 069

 

A chi c'era e a chi non è riuscito ad esserci.

A chi ha fatto le facce strane nelle foto perchè alle nove era già ubriaco.

A chi ha finito tutto il buffet.

A chi ha fatto le foto su richiesta senza lamentarsi.

A chi è venuto solo e ha trovato compagnia.

A chi ha ballato anche senza musica.

A chi mi ha detto che il trucco mi rende bellisssssssima.

A chi pensa che dunque normalmente sono una cozza.

A chi mi ha abbracciato stretto.

A chi ha brindato otto volte di seguito.

A chi si è avventato sulla torta.

A chi mi ha preparato per questa bellissima serata.

Per la vostra presenza, per aver colorato la festa, per il vostro splendido regalo....GRAZIEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì, 26 settembre 2008
author: abigaill
category: amici, festa
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E' qui la festa??????? si chiedeva argutamente quel bel pezzo d'uomo del Lorenzo quando si faceva chiamare Jovanotti e intonava serenate alla moto.

Sembrerebbe proprio di sì. Perchè io e quell'altro bel pezzo d'uomo del Vit, in occasione dei nostri 30 -very cool- anni, per non farci mancare niente abbiamo chiamato a raccolta x domani sera amici vicini e lontani, vecchi e nuovi.

Sarà un evento che coprirà lo sbrilluccichio della settimana della moda milanese, eclissando stilisti e sfilate e le varie Tasce e Masce sculettanti in giro.

Chissà chi verrà. Chissà chi darà buca all'ultimo.

Io sono prontissima: la mia stylist mi ha trovato le scarpe adatte, la parrucchiera è fissata, la truccatrice semi professionale arriverà puntualissima alle 18 e la fotografa attende con impazienza l'occasione per mostrare il suo talento per gli inciuci.

Attendiamo scoop, colpi di scena, colpi di sole venuti male (io mi limito a un taglio & piega, per non sbagliare), attendiamo amati e amanti, attendiamo signorine succinte da prendere in giro e begli uomini per le amiche single, attendiamo l'aperitivo e i baci e gli auguri e i regali e il taglio della torta, attendiamo il soffio sulle 30 candeline e desideriamo ardentemente una leggera ubriacatura, allegra e non molesta.

Siamo proprio carichi.

venerdì, 20 giugno 2008
author: abigaill
category: amici
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E' morto Piero.

Aveva mille anni, ma non si disfaceva come i vecchi. Perchè era un poeta e un critico d'arte posseduto da una curiosità industriosa. La sua mente era tagliente come una lama.

Mi voleva bene. Tifava per me. Io, se fossi nata cinquant'anni prima, avrei certamente tifato per lui.

"L'orto mi appare come un miracolo di fronte agli occhi. Le erbacce vanno tolte, il terreno è secco. Questa terra ha bisogno di me."

 

Nulla, solo un po' di malinconia, ecco tutto.