author: abigaill
category: poesia, casa, famiglia
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Commenti

...ma è riconoscersi dall'odore.
Chapeau.
Ma il buon Finardi ha detto anche dell'altro. Per esempio una cosa che solo cinque anni fa mi faceva rivoltare. Ma che dico rivoltare. Insorgere.
L'amore è fatto di gioia ma anche di noia.
Eh? No!
La noia è una cosa brutta, una cosa comoda, che ti fa sedere e più vuoi stare seduto più ti senti stanco. Quando avevo vent'anni ho anche litigato con un amico per questo, chissà se se lo ricorda. Lui diceva che l'amore non è una cosa romantica, una cosa pulita. Diceva che l'amore è arrivare ad accettare che l'altro possa anche sputare nel tuo piatto.
E io gridavo non lo voglio allora! Io non voglio quel fiato lento, quel conoscersi nelle pieghe della carne, quel pulirsi di dosso lo sporco come gli animali. Io voglio ali, parole, concetti, idee. Il mio amore è sempre stato un'idea. Anche quando prendeva a prestito la faccia di una persona.
Eh. Ma ora. Forse un po', solo un po', inizio a capire.
Il punto è che non è quella noia lì.
Quella di cui lui canta assomiglia più a quella che ti fa guardare ogni mattina allo specchio e se ci trovi la stessa faccia non c'è una grande novità, però la ami lo stesso. Perchè sei tu, con quella faccia lì e dentro c'è un naso che è il tuo e già questo ti basta, dentro ci sono le ossa della testa che contengono tutti i tuoi pensieri e gli occhi ti ricordano che più in fondo giace un mondo.
E allora quello che sto iniziando a capire ha a che fare con la faccia che, accanto alla mia, riposa sul cuscino.
Non è nuova, no. Non lo è più. A volte mi annoia. Ma io leggo il suo naso e le sue ossa della testa e i suoi pensieri e i suoi occhi, li leggo perchè sono parole, per me, perchè per me sono idee e concetti e ali.
E la amo, quella faccia, come fosse mia.
Chapeau.
Ma il buon Finardi ha detto anche dell'altro. Per esempio una cosa che solo cinque anni fa mi faceva rivoltare. Ma che dico rivoltare. Insorgere.
L'amore è fatto di gioia ma anche di noia.
Eh? No!
La noia è una cosa brutta, una cosa comoda, che ti fa sedere e più vuoi stare seduto più ti senti stanco. Quando avevo vent'anni ho anche litigato con un amico per questo, chissà se se lo ricorda. Lui diceva che l'amore non è una cosa romantica, una cosa pulita. Diceva che l'amore è arrivare ad accettare che l'altro possa anche sputare nel tuo piatto.
E io gridavo non lo voglio allora! Io non voglio quel fiato lento, quel conoscersi nelle pieghe della carne, quel pulirsi di dosso lo sporco come gli animali. Io voglio ali, parole, concetti, idee. Il mio amore è sempre stato un'idea. Anche quando prendeva a prestito la faccia di una persona.
Eh. Ma ora. Forse un po', solo un po', inizio a capire.
Il punto è che non è quella noia lì.
Quella di cui lui canta assomiglia più a quella che ti fa guardare ogni mattina allo specchio e se ci trovi la stessa faccia non c'è una grande novità, però la ami lo stesso. Perchè sei tu, con quella faccia lì e dentro c'è un naso che è il tuo e già questo ti basta, dentro ci sono le ossa della testa che contengono tutti i tuoi pensieri e gli occhi ti ricordano che più in fondo giace un mondo.
E allora quello che sto iniziando a capire ha a che fare con la faccia che, accanto alla mia, riposa sul cuscino.
Non è nuova, no. Non lo è più. A volte mi annoia. Ma io leggo il suo naso e le sue ossa della testa e i suoi pensieri e i suoi occhi, li leggo perchè sono parole, per me, perchè per me sono idee e concetti e ali.
E la amo, quella faccia, come fosse mia.







